dedicato a Davide Endrizzi

Una canzone per Davide
Il 5 giugno 2008, nella chiesa della Sacra Famiglia sono venuti in tanti per dare l’ultimo abbraccio a Davide…e c’è tanta, tanta commozione. Padre Sergio a stento vince le lacrime e padre Vincenzo ha un nodo in gola. Anche per loro è difficile accettare di non vedere più il suo sorriso.
-------
Davide è un ragazzo di sedici anni, laziale da sempre e spesso dice al padre che appena guarito l’abbonamento lo farà in curva nord.
Ha un tumore, un osteosarcoma al femore destro. Sono quasi quattro anni che combatte con tenacia e fiducia la sua battaglia per la vita. Operazioni e chemioterapia non gli hanno tolto però la voglia di studiare e di sorridere e di fare progetti sul suo futuro. Durante la lunga degenza in ospedale, per mesi sempre a letto, non perde una partita della Lazio e trascorre ore ed ore a giocare e navigare con l’inseparabile computer. Il sito degli Irriducibili. La bocca spalancata nel vedere entrare in stanza Paolo Di Canio. La maglia di Paolo. Poi altri incontri e telefonate e saluti in diretta tv. Il suo amico Paolo.
Davide, fino al 2004, è portiere a calcetto, detto “er quaja”, nel Nazareth di 100celle e continua a fare parte della squadra del campetto, pur non potendo più giocare. Ne diventa, anzi, il tifoso numero 1.
Trascorre il 2005 in ospedale tra operazioni, chemioterapia e trasfusioni. Studia e supera gli esami di scuola media. Non vede l’ora che gli ricrescano i capelli. E discute di calcio con Giuseppe, l’infermiere tifoso della Reggina.
Dopo tanta immobilità deve fare riabilitazione al Santa Lucia e tanta piscina.
Poi il ritorno a casa e, piano piano, ricominciare. Rimette piede al campetto. Deve stare attento e non stancarsi a camminare. Gli amici lo aiutano a superare la malinconia e giocano con la sua stampella.Torna ad essere uno di loro, anche se non gioca più e non può correre. Il campetto è ancora il posto ideale dove incontrare gli amici e Davide ricomincia da dove aveva lasciato tempo prima. Conosce la sua malattia, ma ha quindici anni e vuole vivere con la spensieratezza della sua età insieme ai suoi amici.
A volte, solo un attimo di tristezza negli occhi, nel guardare gli allenamenti. Poi magari a mangiare la pizza con loro…e gli basta per essere felice.
Davide vuole recuperare il tempo perduto e si tuffa con avidità nella vita ritrovata. Papà Giorgio diventa l’accompagnatore di un piccolo grande campione di vita. Tutto diventa gioiosa conquista. Andare a Formello e farsi la foto con i giocatori della sua Lazio. Studiare al Liceo Artistico De Chirico. Poter andare in gita e partecipare alle attività dell’Oratorio con gli amici del campetto.
Felice. Trepidando in attesa della risposta delle periodiche analisi.
Fare parte della squadra di nuoto del Santa Lucia. Le vacanze al mare. I primi amori…e le prime delusioni. All’Olimpico con papà e la sciarpa al collo a cantare e penare e gioire insieme a migliaia di tifosi laziali. Il primo Capodanno trascorso insieme agli amici del campetto. Felice.
Felice di quel tempo strappato alla malattia che spera di aver vinto. Ma..di nuovo in ospedale, di nuovo chemioterapia. Terapie sperimentali a Milano.
Una sosta al casello di Arezzo sud ed il suo cappello posato sopra una catasta di maglie e sciarpe e cappelli. La foto di Gabriele appesa al muro della stanza dell’ospedale, accanto alla maglia di Paolo Di Canio.
Il tumore ha preso il sopravvento, la gamba è diventata pesante. Davide dimostra ancora una volta coraggio e fiducia nelle terapie e nei medici che ormai sono come amici, fratelli.
Vuole incontrare De Silvestri. Lorenzo è emozionato durante il primo incontro con Davide. Dopo qualche giorno torna insieme a Manzini ed a Delio Rossi. La maglia di Lorenzo e parlare di tattica con Delio! Che soddisfazione per un giovane aquilotto! Davide vuole vivere. Davide vuole vincere e combatte. Ci mette testa e cuore…come Berhami nel derby, vissuto come fosse stato allo stadio. Le visite degli amici del campetto sono frequenti e calorose.
La gamba ancora più pesante, ormai Davide è immobile nel letto. I dolori aumentano. Morfina. Poca, giusto per calmare i dolori, insieme ad altri farmaci. Davide comprende e chiede quando potrà fare altra chemioterapia per contrastare il tumore.
“Appena i valori del sangue lo permetteranno. Stai tranquillo, figlio mio, presto ti porterò fuori di qui! Ora devi solo dormire e vedrai che andrà tutto bene” risponde il padre, sapendo di mentire.
Sempre più morfina. Ormai Davide dorme molto e gli amici aspettano che si svegli, seduti sulle scale del S.Eugenio. Anche loro hanno compreso che non rimane molto tempo. Piangono. Davide li sta lasciando! Uno alla volta, tutti, con la forza che solo l’amicizia e l’amore possono dare, salutano Davide con un bacio, l’ultimo.
All’una di notte, arriva Paolo. Muto, guarda Davide per alcuni minuti. Poi lascia una sua vecchia maglia della Lazio dedicata al suo giovane amico guerriero!
Ma Davide è stanco, non ha più forza per combattere. Davide, in silenzio, finisce di respirare.
-------
Ora Davide indossa quella maglia e la tuta del Nazareth. Tanta gente in chiesa e garofani bianchi e celesti. Le chitarre dei maestri della scuola di musica Tommaso Tosti. Il fratello Daniele ed i suoi amici. Suor Paola. Tante sciarpe di tutti i colori. I compagni di scuola. I bambini ed i ragazzi dell’Oratorio. Gli amici di Travian. Tante persone. Lorenzo De Silvestri. Mamma e papà. Gli amici del campetto tutti con la maglia della Lazio a cantare per Davide:
“ vola un’aquila nel cielo, più in alto sempre volerà”

Sempre nel mio cuore, nei miei pensieri.
Il tuo papà.